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Il Blog di Leadership LAB Training
feb 18
2012

La sindrome dell'urgenza nella vita e nel lavoro

Posted by Marco in Untagged 

Marco
tunnel"LA VITA NON SI MISURA DA QUANTI RESPIRI FACCIAMO,
MA DAI MOMENTI CHE TI TOLGONO IL RESPIRO"
 
Il vero nostro problema? Nei miei corsi la chiamo "la sindrome dell'urgenza".
Quante cose ci perdiamo.. dalle bellezze quotidiane ai momenti che  ti tolgono il fiato.. per questa sindrome assorbita e spesso causata da molti di noi. che ci spinge costantemente a rimanere nel tunnel delle cose da fare pesantemente e velocemente ogni giorno.
 
LEGGETE QUESTA STORIA VERA  che si trova sul web:
Un uomo era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e iniziò a suonare il violino, era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo lasso di tempo, poiché era l'ora di punta, è stato calcolato che 1.100 persone sarebbero passate per la stazione, la maggior parte di loro sull ' intento di andare a lavorare. Passarono tre minuti e un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi, e poi si affrettò per riprendere il tempo perso. Un minuto dopo il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna lanciò il denaro nella cassettina e, senza neanche fermarsi, continuò a camminare.Pochi minuti dopo qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma poi guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Chiaramente era in ritardo per il lavoro. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo invitava a sbrigarsi, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Infine la madre lo trascinò via ma il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti che il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un po '. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Tirò su $ 32. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento.Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei musicisti più talentuosi del mondo. Aveva appena eseguito uno dei pezzi più complessi mai scritti, su un violino del valore di $ 3.5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston, dove i post in media costavano $ 100. Questa è una storia vera. Joshua Bell era in incognito nella stazione della metro, il tutto organizzato dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La prova era se in un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato? Una delle possibili conclusioni di questa esperienza potrebbe essere:Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo ?

Meditiamo...
Per la tua crescita personale e professionale.

Marco Merangola
www.leadershiplab.it

feb 17
2012

Cosa farei, se solo..

Posted by Marco in Untagged 

Marco

visione

Tendiamo a vedere ogni situazione con gli occhi del nostro sistema di convinzioni e del condizionamento subito a livello emozionale.

Possiamo non essere capaci di cambiare la situazione in cui siamo, ci sono cose che le dobbiamoaccettare così come capitano poiché non sono sotto il nostro controllo, ma possiamo cambiare il nostro atteggiamento e il modo in cui  ci approcciamo ad esse.

 “Non mi ripeterò mai abbastanza che le situazioni, le esperienze che facciamo  non hanno alcun potere di per sé; la differenza sta tutta nella visione che scegliamo di adottare e nella nostra reazione, in ogni cosa possiamo scegliere la pace invece che la guerra!”
(Marco Merangola)
 
Valuta come stai affrontando situazioni nel:
  • Lavoro/Carriera
  • Relazioni/Partner
  • Denaro
  • Benessere fisico
  • Crescita Personale
Ora poniti questa domanda: "in quale altro modo (positivo) farei, se solo fossi disposto ad accettare di vedere la situazione sotto altri occhi In maniera più semplice e comoda per me?
Quale sarebbero i risultati che otterrei?
Condividi con me il tuo pensiero, sarò ben lieto di darti il mio contributo! 

Per la Tua crescita personale e professionale!

Marco Merangola
www.leadershiplab.it
feb 15
2012

perchè convincere?

Posted by Marco in Untagged 

Marco

generare-discussioniUna delle cose che amo di più del mio lavoro è la maggior consapevolezza di ciò che ti accade intorno a te.
Ed è interessante assistere a come costantemente le persone tentino in maniera sottile, subdola di cambiare le convinzioni degli altri.. senza il loro permesso!
allora mi è venuto in mente un estratto da un libro:

"I nostri tentativi, benchè ben intenzionati e corretti, di aprire gli occhi agli altri, sono destinati a fallire fin dall’inizio se cominciamo con l’informare i mal consigliati che sono in errore. La conseguenza più probabile di una condotta simile è l’atteggiamento difensivo. Certe volte è utile tenere in mente che quando si ha a che fare con un altro essere umano si ha a che fare con la creatura forse più pericolosa della terra – una creatura che morirebbe (o ucciderebbe) per difendere le sue convinzioni. La nostra realtà è costituita in gran parte dalle nostre convinzioni; perciò, intromettersi nelle convinzioni delle persone significa intromettersi nella loro realtà. Andateci piano.
(Jerry Richardson, Introduzione alla PNL)"

Meditiamo gente!! :-)

Per la tua crescita personale e professionale!
Marco Merangola
www.leadershiplab.it

 

feb 15
2012

La Polvere

Posted by Ennio Baccianella in Untagged 

Ennio Baccianella

Il maestro Chao-chou stava spazzando il pavimento della sala da meditazione quando un discepolo gli domandò: “Perché ti dai tanto da fare a togliere la polvere?”

“Perché entra dal di fuori” fu la risposta.

 

IL COMMENTO

Breve e diretta! Questa parabola la definirei così.
I nostri pensieri, le nostre azioni e anche le nostre valutazioni, sono sempre più spesso condizionate da ciò che ci è stato insegnato e che ci viene detto.

“Cosa vai a fare!”, “Ma che ti sei messo in testa!”, “Stai sicuro che non riuscirai…”, “Sicuramente non ne sono capace…”.

Inoltre mass media ci “comunicano” che solo quelli Belli e Brillanti riusciranno nella vita ad avere soldi, successo e tante altre cose da noi sognate.

MA DENTRO DI NOI SAPPIAMO CHE SIAMO IN GRADO DI REALIZZARCI!”.

E’ la “polvere che viene da fuori” che così, semplicemente, con un colpo di scopa, possiamo togliere dalla nostra mente e dalla nostra vita, e liberare la strada che ci porterà al successo tanto agognato.
Attendo i vostri commenti!!!

 

Per la Tua Leadership LAB!

Ennio Baccianella
www.leadershiplab.it

feb 14
2012

Alza la tua asticella

Posted by Marco in Untagged 

Marco

salto-in-altoQuando usciremo dalla crisi? 

Quando "si riprenderà il mercato?"

Queste ed altre simili sono le domande che quotidianamente mi vengono poste da persone e professionisti... 

Tanti "quando"... e pochi "cosa e come".

Il vero problema della crisi di mercato sta nel fatto che alcune regole di cui il mercato staesso era composto non stanno funzionando più come prima..  sono saltati alcuni meccanismi che lo regolamentavano... 
Ma quali sono le regole che funzionano ora? 

"PARTECIPAZIONE & RELAZIONE"

"Siamo diventati molto più "liberi" e in qualsiasi relazione professionale noi tutti abbiamo alzato l'asticella dell'attenzione e della selezione. Siamo più attenti oltre che alla qualità del prodotto, anche e soprattutto alla relazione e alla preparazione di chi sta parlando con noi e tanto più ci sentiamo partecipi alla fase della trattativa e tanto più ci sentiamo di acquistare da uno piuttosto che da un'altro.

A tutto questo la tecnologia e il web ci danno una grande mano (notate l'esplosione di siti che comparano solo prezzi, caratteristiche e qualità di prodotti uguali 
o simili) e ci permette in tempo reale di capire dove pende l'asticella della qualità e quindi dove dirigersi. 
Quindi sostanzialmente la vera crisi sta nel fatto che si è alzata (finalmente) l'asticella del valore percepito da un cliente che basato su due 
elementi fondamentali: 
  1. Competenza
  2. Cura sincera della relazione con il cliente
E su questi due elementi siamo diventati dannatamente più attenti!! e dove ci sarà sempre minor spazio per chi non si allena a saltare più in altro.

Dov'è la miopia di alcuni (molti) imprenditori?  

E' la miopia di tante persone  che nasce dal ritenere che una volta appreso qualcosa, si sia finito di imparare, che le cose che si fanno in modo non debbano essere cambiate e che una volta creata una organizzazione o un modo di gestirla, questa debba essere portata avanti all'infinito.
E' un atteggiamento che specialmente in Italia si ritrova sia a livello personale che professionale (si smette di crescere!!)

La vera miopia à che non c’è da aspettare “quando” passerà la crisi, quando riprenderà il mercato… (ho molte testimonianze  che per molte aziende e professionisti il mercato c’è già!!), ma di passare al “cosa e come crescere nelle proprie competenze” per creare ora maggior vantaggio 
competitivo rispetto alla concorrenza, ed essere sin da ora pronti ad accogliere le competizioni del futuro.

"Si dice che prevenire sia meglio che curare. Quando le risorse sono sviluppate e pronte per l’uso, una persona, un gruppo o 
un’organizzazione è all’altezza di raccogliere le sfide che si presentano, invece di doversi affannare per gestire problemi evitabili. Essere 
adatti al futuro significa essere pronti per le sfide e le opportunità del futuro che non sono ancora state nemmeno previste o immaginate."
                                                                                           (Estratto dal libro: L’Evoluzione della PNL)

E’ nella crescita professionale una (e fondamentale!) delle soluzioni alla crisi.
  • In cosa posso e devo crescere come azienda?
  • In cosa posso e devo crescere come servizio?
  • In cosa posso e devo crescere come imprenditore?
  • In cosa posso e devo fare crescere i miei collaboratori?
Queste sono le domande da porsi per crescere e far crescere la propria squadra di collaboratori.

Poi ce sono altre domande  ad altissimo valore (che ti suggerisco vivamente!!) che aggiungono una prospettiva diversa, quella del punto di vista del 
cliente, quindi:
  • Se io fossi un cliente cosa mi aspetterei da questa azienda?
  • Se io fossi un cliente cosa mi aspetterei dal servizio di questa azienda?
  • Se io fossi un cliente cosa mi aspetterei dai dipendenti/collaboratori di questa azienda?
  • E se l’azienda (o l’attività) fosse la mia, continuerei ad acquistare ancora da essa? (sii sincero Wink! )
Solo la migliore versione di se stessi e la migliore versione della propria attività o azienda
possono competere con la migliore versione di un mercato che ricerca qualità!
                                                                             (Marco Merangola)
Hai voglia di parlarne?
Per chi sente il desiderio di condividere e avere maggiori informazioni sul tema del post, non esiti a contattarmi a marco@leadershiplab.it, sarò ben lieto di dare il mio contributo.
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Per la tua crescita professionale!
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Marco Merangola
www.leadershiplab.it
feb 12
2012

Il vaso rotto e la sua unicita'

Posted by destella@tiscali.it in Untagged 

destella@tiscali.it
crepa-vasoUna vecchia signora cinese aveva due grandi vasi con i quali trasportava acqua. Li aveva attaccati all'estremità di un bastone che portava sulle spalle. Uno dei due vasi aveva una crepa mentre l'altro era perfetto e puntualmente portava tutta l'acqua che conteneva.
 Alla fine della lunga camminata dal fiume a casa, il vaso crepato arrivava sempre mezzo pieno. Per due anni interi, ogni giorno, la vecchietta portava a casa un vaso e mezzo d'acqua.
Chiaramente il vaso perfetto era orgoglioso del suo lavoro, del fatto che non perdeva neanche una goccia d'acqua. Il vaso crepato si vergognava della sua imperfezione e di riuscire a fare solo meta' di ciò per cui era stato creato.
Dopo due anni di quello che veniva percepito come un'amaro fallimento, il vaso decise di parlare alla vecchietta vicino al fiume. "Mi vergogno di me stesso perché per colpa di questa crepa meta' dell'acqua cade dal vaso dal fiume fino a casa".
La vecchietta sorrise, "Hai notato che ci sono dei fiori sul tuo lato del tragitto? Questo, perché ho sempre saputo della tua particolarità, quindi ho seminato dei semi di fiori sul tuo lato del tragitto e, ogni giorno, tornando a casa, tu li annaffi".
"Per due anni sono riuscita a raccogliere bellissimi fiori per decorare la mia tavola. Se tu non fossi stato così come sei non avrei avuto la bellezza dei fiori in casa."

COMMENTO

Ognuno di noi ha qualcosa di particolare, di unico, di speciale. Ognuno di noi ha qualcosa di diverso da poter offrire, da mettere a disposizione degli altri...anche se noi crediamo che sia un difetto, potrebbe non essere così.
Cerchiamo in noi quella cosa che nessun altro ha e sentiamoci fieri e orgogliosi. Poi, mettiamo la nostra unicità a disposizione del prossimo e da ciò' che pensiamo un difetto potrebbe nascere una nuova consapevolezza, un arricchimento e una crescita inaspettata.
 Siamo stati creati perfetti e, forse, dovremmo crederci un po' di più.

Per la tua crescita personale e professionale!

:D enis Stella 
www.leadershiplab.it
feb 11
2012

Soluzioni già a portata di mano

Posted by Marco in Untagged 

Marco

soluzioni1-2-3Spesso mi sono chiesto: "Qua'è il mio vero impegno professionale nelle aziende?

Il mio impegno nelle aziende, nelle organizzazioni in cui svolgo dei programmi formativi è quello di migliorare sia i processi organizzativi d'impresa che lo sviluppo delle risorse umane con un unico fine, che si riassume sostanzialmente con questa frase:

"Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. "Spacco pietre" rispose il primo. "Mi guadagno da vivere" rispose il secondo. "Partecipo alla costruzione di una cattedrale" disse il terzo."

Una delle migliori soluzioni per ottenere un vantaggio competitivo sul mercato rispetto alla concorrenza, è avere una squadra di collaboratori motivati.
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Lavoraci e coinvolgili costantemente; “loro sanno come stanno funzionando le cose, molto in più di un capo”e spesso hanno le soluzioni già a portata di mano.
la differenza di un'azienda la fanno più loro che un capo e... immagina:  "se la concorrenza lo facesse prima di te?" 

Per la Tua crescita professionale!

Marco Merangola
www.leadershiplab.it
feb 09
2012

Il paese dalle finestre d'oro

Posted by Ennio Baccianella in Untagged 

Ennio Baccianella

Quando Koshi Takisawa aveva tre anni, tirò per la prima volta suo nonno per la manica e indicò con il ditino dall'altra parte della valle gridando di felicità: "La!".

Così facendo la sua voce chiara sussultò divertente e il nonno rise. Poi il vecchio continuò lentamente ad assaporare la sua pipa e annuì con il capo. "Sì, sì, guarda un momento!"

Koshi era nato in un piccolo villaggio di montagna di nome Fan Tan Si. I suoi genitori erano contadini, e perciò dovevano alzarsi presto ogni mattina. La giornata seguiva il corso del sole.

Ed esattamente come le capre, i buoi e le galline, Koshi se ne andava a letto al tramonto.
Quando Koshi aveva sei anni, una volta, poco prima dell'imbrunire, chiese a suo padre: "Papà, perché quelle case lì hanno le finestre d'oro?" indicando con la mano l'altra parte della valle, dove c'erano delle case. Suo padre però disse soltanto: "Questo ancora non lo capisci".

La valle si estendeva da sud a nord e sul suo fondo, nel corso dei millenni, un fiume impetuoso si era scavato un letto profondo.

Spesso Koshi aveva giocato qui sulla sua riva con le sue barchette di bambù, ma ogni bambino conosceva il grande pericolo qualora volesse attraversare il fiume. Loro vivevano dalla parte a ovest della valle, già da generazioni, e soltanto gli uomini con le loro grandi barche potevano navigare il fiume profondo.

A nove anni Koshi chiese a sua madre perché le finestre dall'altra parte avessero le finestre d'oro, e quelle del suo villaggio invece no. Sua madre non lo guardò neppure dicendo: "Ma Koshi, sempre con queste domande…"

Koshi aveva già imparato tante cose ed era arrivato a dodici anni.

Sapeva distinguere erbe e piante, sapeva fare la focaccia di riso, ed era capace ad aiutare un vitellino a venire al mondo.

Ma una cosa Koshi non riusciva ancora a capire: Perché le case dall'altra parte della valle avevano le finestre d'oro e quelle del suo villaggio invece no?A 15 anni Koshi non faceva più tante domande come una volta.

E a chi avrebbe potuto farle? Aveva l'impressione che ci fossero diverse qualità nelle domande. C'erano delle domande, cui nessuno qui poteva dare risposta…, c'erano domande che qui ancora nessuno aveva fatto…, ed evidentemente c'erano anche domande che non si potevano fare.
E proprio la domanda delle finestre d'oro dall'altra parte della valle era una domanda che riuniva in se tutte e tre le qualità.

A 17 anni Koshi era considerato un tipo di poche parole, e proprio nel giorno del suo compleanno chiese al padre ancora una volta: "Ma dimmi, sei già stato dall'altra parte, dove ci sono le finestre d'oro?"
Suo padre lo guardò e disse: "Koshi, noi siamo gente semplice, ma abbiamo di che vivere e non siamo invidiosi di nessuno. A che ci servono qui le finestre d'oro? Smettila di sognare di oro e ricchezza, e riuscirai a vivere bene anche qui." In questa notte Koshi Takisawa scese al fiume, prese una delle barche più grandi e attraversò il fiume. Le onde, gli scogli e l'oscurità richiesero tutta la sua forza, il suo coraggio e la sua destrezza. Ci mise molto tempo e venne sospinto più lontano di dove voleva arrivare.
Così raggiunse l'altra riva solo molto tempo dopo la mezzanotte.

Quindi iniziò la salita e attraversò sentieri impervi e terreni selvaggi salì direttamente verso l'alto, verso le case con le finestre d'oro.

Il sole cominciava a levarsi lentamente, e Koshi era stanco morto dalla fatica. Continuò lo stesso il suo cammino, si era giurato di sostare solo dopo aver raggiunto le case con le finestre d'oro.
"Non siamo invidiosi…" gli avevano detto. Ma non era questo che lo spingeva. Aveva una grande domanda, si trattava di trovarne la risposta.

Il sole era già sorto da parecchio e Koshi era arrivato nel villaggio dalle finestre d'oro. Ma che delusione! Non c'erano finestre d'oro! Aveva forse seguito una strada sbagliata?
Koshi si sedette, completamente esaurito, su una panchina davanti ad una casa, proprio davanti a una delle finestre consumate dal tempo per niente dorate, e guardò il fiume.
Lì, dall'altra parte, c'era Fan Tan Si. Riusciva a vedere la casa della sua famiglia e… e… la casa della sua famiglia aveva le finestre d'oro! E così pure tutte le altre case!

 

COMMENTO 

 

Sono molto affezionato a questo racconto ZEN.

Credo che in questa storia si possano trovare molti elementi di riflessione.

Dalla curiosità del bambino, che cerca la risposta alle sue domande, al rifiuto dell'accettazione che altri siano ricchi rispetto al paese in cui egli vive.

Ma l'insegnamento maggiore penso derivi dal fatto che ognuno di noi, cerca sempre negli altri ciò che già possiede, ma é accecato da ciò che lo circonda e quindi non apprezza le sue ricchezze, pur avendole a disposizione tutti i giorni.

 

Gradirei da voi un commento e una vostra interpretazione della storia.

 

   
    Per la Tua crescita personale e professionale!
 
    Ennio Baccianella

www.leadershiplab.it 

dic 22
2011

Ci siamo! Natale è alle porte!

Posted by Marco in Untagged 

Marco
AUGURI2009Ciao, 
Ci siamo! Natale è alle porte e le renne stanno scaldando i motori!!!

Cosa Ti Auguro?

Ti Auguro un sereno Natale a te e ai tuoi cari, che sia carico di gioia, pace e armonia.
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Ti Auguro di concludere il 2011 festeggiandolo comunque per tutto quello che ti ha dato, forse non sarà stato il massimo per te o per un tuo caro, ma sono certo che avrai appreso molto da esso.
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Ti Auguro uno splendido 2012, da affrontare con determinazione e ottimismo, a prescindere da quello che sta capitando nel mondo, Tu puoi fare sempre qualcosa per migliorarti e migliorare le persone che ti sono accanto.
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Il Tuo 2012 in 5 passi:
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freccia-neraComprendi 
Prenditi entro fine anno 1 ora solo per te, comprendi cosa vuoi fare nel 2012 della tua vita e dal tuo lavoro. Definisci pochi (fai FOCUS) ma importanti traguardi, scrivili con cura su un manifesto ed appendilo dove sei sicuro che ogni giorno lo potrai vedere.
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freccia-nera

Pianifica
Metti attenzione in ogni minimo dettaglio, mentre pianifichi cosa fare, per migliorarsi c’è bisogno di non lasciare nulla a caso.
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freccia-nera

Credi
Credi sempre in te stesso, nelle tue capacità  e nel tuo futuro. Attingi al tuo talento, sii ottimista, positivo e sempre determinato. Accetta le sfide ma non affidarti alla sorte!.
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freccia-nera

Condividi
Condividi  le tue informazioni, gli altri ti apprezzeranno per i tuoi contenuti e ti aiuteranno nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. Collabora, scambia idee e dialoga sempre con chi ti vuol conoscere. Sii sempre affidabile, prometti solo ciò che puoi promettere.
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freccia-nera

Ricorda
Un anno è solo un anno, è lo scorrere di 365 giorni, uno dopo l’altro! A prescindere dal ciò che il mondo ci riserverà, esso potrà essere straordinario oppure deludente solo se tu sarai straordinario o deludente!
Tu sei il tuo Tempo!
Tu sei il Tuo 2012!
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A te la scelta!...
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Tanti Auguri da tutto lo staff Leadership LAB Training!!!!  
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Per la Tua crescita personale e professionale!

Marco Merangola
www.leadershiplab.it
dic 21
2011

DIALOGO COMMERCIALE PER AVERE ALLOGGIO

Posted by Ennio Baccianella in Untagged 

Ennio Baccianella

Qualunque monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a patto che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddismo e ne esca vittorioso. Se invece perde, deve andarsene via.

In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci. Il più anziano era istruito, ma il più giovane era sciocco e aveva un occhio solo.

Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli secondo la norma a un dibattito sulla sublima dottrina. Il fratello più anziano, che quel giorno era affaticato dal molto studio, disse al più giovane di sostituirlo. “Vai tu e chiedigli il dialogo muto” lo ammonì. Così il monaco giovane e il forestiero andarono a sedersi nel tempio.

Poco dopo il viaggiatore venne a cercare il fratello più anziano e gli disse “il tuo giovane fratello è un tipo straordinario. Mi ha battuto”.
“Riferiscimi il vostro dialogo” disse il più anziano.
“Bé”, spiegò il viaggiatore “per prima cosa io ho alzato un dito, che rappresentava Buddha, l’Illuminato. E lui ha alzato due dita, per dire Buddha e il suo insegnamento, Io ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento e i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa. Allora lui mi ha scosso il pugno chiuso davanti alla faccia, per mostrarmi che tutti e tre derivano da una sola realizzazione. Sicché ha vinto e io non ho nessun diritto di fermarmi”. E detto questo, il girovago se ne andò.

“Dov’è quel tale?” domandò il più giovane, correndo dal fratello più anziano.
“Ho saputo che hai vinto il dibattito”.
“Io non ho vinto un bel niente. Voglio picchiare quell’individuo”.
“Raccontami la vostra discussione” lo pregò il più anziano.
“Accidenti, non appena mi ha visto lui ha alzato un dito, insultandomi con l’allusione che ho un occhio solo. Dal momento che era un forestiero, ho pensato che dovevo essere cortese colui e ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi. Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo soltanto tre occhi. Allora ho perso la tramontana e sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita”.


IL COMMENTO

Simpatica storia vero?
Tutto il dialogo è stato un equivoco a causa del fatto che i due monaci non hanno parlato tra di loro e quindi non si sono capiti.

Ma quante volte ci accade di non comprendere ciò che l’altro vuole farci capire?
Eppure noi parliamo e inoltre accompagniamo le nostre parole con i nostri gesti e con i movimenti del nostro corpo, ma comunque sono più le volte in cui nascono fastidiose discussioni che il numero di dialoghi che scambiamo, in cui i messaggi inviati vengono compresi correttamente da entrambe le parti.

Ma forse siamo noi che non vogliamo capire? Ci chiudiamo in un “guscio” dal quale non desideriamo uscire rimanendo delle nostre idee senza ascoltare gli altri?

Facciamoci un esame di coscienza, valutiamo in modo obiettivo i nostri comportamenti, ricordandoci che la parola è una delle cose che non possono essere riprese dopo essere state lanciate! O più semplicemente, ricordiamoci di “connettere il cervello con la bocca prima di parlare!". Eviteremo di rovinare dei rapporti amicizia e di lavoro per i quali abbiamo lavorato per anni e in un attimo…non ci sono più!


Per la Tua Leadership LAB!

Ennio Baccianella
www.leadershiplab.it

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